Gli italiani non comprano più automobili. Un clamoroso controsenso che ha portato molti a tenersi stretta la cara vecchia auto termica.
Le istituzioni sono alla ricerca di tre soluzioni disperate per rialzare i numeri di vendita. C’è bisogno di uno scossone perché i dati di fine 2024 e di inizio anno sono impietosi. Non c’è alcuna voglia di stravolgere le proprie abitudini per passare all’elettrico a costi elevati. Se i giovani non sembrano nemmeno più interessati a prendere la patente, le vecchie generazioni non sono disposte a rinunciare al piacere di guida estremo di una vettura con motore a combustione interna.
I dati di gennaio emessi dall’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) hanno palesato una crisi con pochi precedenti storici. A gennaio 2025, nel nostro Paese, sono state prodotti circa 10.800 veicoli, con un calo del 63,4% sullo stesso mese del 2024. Numeri preliminari che non lasceranno troppo sereni i costruttori europei in una fase già molto critica. La flessione si estende anche alla produzione di parti e accessori per autoveicoli e i loro motori: un -15,4% allarmante. Se un italiano medio fa faticare ad arrivare a fine mese come potrebbe pensare di acquistare auto di ultima generazione costosissime? Un paradosso che sta favorendo la diffusione di modelli low cost. Vi sono delle eccezioni sul mercato che stanno facendo registrare un boom.
“Anche l’apertura del nuovo anno si conferma in pesante ribasso per l’indice della produzione auto italiana – ha affermato Gianmarco Giorda, direttore generale dell’Anfia – Il Piano d’azione per l’Automotive presentato lo scorso 5 marzo dalla Commissione UE ci lascia purtroppo insoddisfatti e non risponde pienamente alle necessità dell’industria in questo momento critico per tutto il settore automotive europeo, tralasciando alcuni punti essenziali come la messa in campo di misure a salvaguardia della competitività delle nostre imprese, in primis per riequilibrare i costi dell’energia rispetto a Paesi competitor come USA e Cina”.
Le parole riportate sulle colonne di Formulapassion.it lanciano un monito. “Per affrontare seriamente la gravità della situazione attuale, serve un piano che, al di là delle linee guida e delle raccomandazioni, preveda azioni concrete, date certe e importi allocati per i vari interventi da programmare, tra cui anche, in nome dell’obiettivo della decarbonizzazione, un piano almeno decennale di rinnovo del parco circolante auto, che in Europa ha un’età media di 12,5 anni ed è quindi ad alte emissioni”, ha concluso Gianmarco Giorda.
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